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12 dicembre 2009

INTERVENTO DI OBAMA ALLA CONSEGNA DEL NOBEL PER LA PACE AD OSLO

Abbiamo salutato con favore, nell’ottobre scorso, l’assegnazione del premio Nobel per la Pace a Barack Obama, sottolineando che si trattava di “un riconoscimento, questa volta, non a decenni di impegno e di sforzi profusi per una causa, ma all'attesa e alla speranza di un futuro nuovo e consapevole che sola una politica basata sulla mediazione e sulla responsabilità può innalzare i baluardi della pace”.
Proponiamo l’intervento del Presidente americano alla cerimonia di consegna del premio del 10 dicembre 2009 a Oslo, in cui è evidente la dialettica tra speranza e impegno per il futuro e le difficoltà del presente.
 
“Vostre maestà, Vostra Altezze Reali, Illustri membri del Comitato norvegese del Nobel, americani e cittadini del mondo:
Ricevo questo onore con profonda gratitudine e grande umiltà. Si tratta di un premio per le nostre maggiori aspirazioni, quelle di non essere meri prigionieri del destino nonostante tutta la crudeltà e le ingiustizie del nostro mondo. Le nostre azioni fanno la differenza, hanno importanza e possono piegare la storia nella direzione della giustizia.
Tuttavia peccherei di superficialità se non prendessi consapevolmente atto della controversia che la vostra generosa decisione ha innescato. In parte ciò dipende dal fatto che sono all'inizio, non alla fine, delle mie fatiche sullo scenario internazionale. Rispetto ad alcuni dei giganti della Storia che hanno ricevuto questo premio - Schweitzer e King; Marshall e Mandela – i risultati da me ottenuti sono minimi. E poi ci sono naturalmente uomini e donne di tutto il mondo imprigionati e picchiati mentre perseguivano la giustizia, coloro che lavorano e tribolano nelle organizzazioni umanitarie per alleviare le pene di quanti soffrono; e milioni di altri esseri umani senza identità le cui azioni coraggiose e compassionevoli senza clamore ispirano anche i più incalliti e induriti dei cinici. Non posso ribattere a coloro che considerano questi uomini e queste donne – alcuni conosciuti, altri ignoti a tutti tranne che a coloro che essi aiutano – più meritevoli di me a ricevere questo premio.
Forse, però, la questione più controversa che riguarda il conferimento di questo premio proprio a me è che io sono Comandante in Capo di una nazione impegnata in ben due guerre. Una di queste guerre sta per volgere al termine. L'altra è un conflitto che l'America non ha voluto: un conflitto nel quale a noi si sono uniti altri 43 Paesi – Norvegia inclusa – nel tentativo di difendere la nostra nazione e tutte le altre da ulteriori attentati.
Malgrado tutto, siamo in guerra e io sono responsabile del dispiegamento di migliaia di giovani americani, incaricati di combattere in una terra lontana. Alcuni di loro uccideranno. Altri saranno uccisi. Pertanto sono qui, oggi, con una consapevolezza precisa di ciò che implica un conflitto armato – e sono pieno di domande e di interrogativi difficili sul rapporto tra guerra e pace, e sui nostri tentativi miranti a sostituire la prima con la seconda.
Questi interrogativi non sono nuovi. La guerra, in una forma o in un'altra, ha fatto la propria comparsa sulla Terra insieme al primo uomo. Agli albori della Storia la sua moralità non fu messa in discussione: era un semplice dato di fatto, come la siccità, o la malattia. Era soltanto il modo col quale le tribù e poi le varie civiltà perseguivano il potere, era un modo per dirimere le loro divergenze.
Col passare del tempo, a mano a mano che i gruppi hanno cercato di tenere a freno la violenza con codici e leggi, anche filosofi, uomini di fede e statisti hanno fatto il possibile per regolamentare il potere distruttivo della guerra. È così andato affermandosi il concetto di "guerra giusta", un concetto che suggeriva che la guerra fosse giustificabile soltanto quando rispettava alcuni requisiti: se a essa si ricorreva in ultima istanza o per difendersi, se la forza utilizzata era proporzionale e se – ogniqualvolta era possibile – i civili erano risparmiati dalle violenze.
Per buona parte della Storia questo concetto di guerra giusta è stato osservato assai di rado. La capacità degli esseri umani di escogitare nuovi modi per uccidersi tra loro si è rivelata inesauribile, come pure la nostra capacità di escludere da qualsiasi gesto di pietà coloro che sembravano diversi o pregavano un Dio diverso. Le guerre tra eserciti hanno lasciato il posto alle guerre tra nazioni: guerre totali nelle quali la distinzione tra combattenti e civili è andata sempre più sfumando. Nell'arco di soli trenta anni, per ben due volte massacri simili hanno sconvolto questo continente. E se è difficile immaginare una causa più giusta di quella che ambiva a sconfiggere il Terzo Reich e le potenze dell'Asse, la seconda guerra mondiale è stata un conflitto nel quale il numero dei civili morti ha superato di gran lunga quello dei soldati morti.
Nella scia di una simile devastazione, con l'avvento dell'èra nucleare, è diventato chiaro a vincitori e vinti in egual misura che il mondo necessitava di istituzioni apposite per scongiurare il rischio di un'altra guerra mondiale. E così, un quarto di secolo dopo che il Senato degli Stati Uniti aveva respinto l'idea di una Lega delle Nazioni – idea per la quale Woodrow Wilson ricevette questo stesso premio – l'America guidò il mondo nella realizzazione di un piano e un'istituzione in grado di mantenere la pace: il Piano Marshall e le Nazioni Unite, meccanismi che hanno il controllo su come si combattono le guerre, trattati che tutelano i diritti umani, evitano i genocidi, pongono limiti e vincoli alle nostre armi più devastanti.
Per molti aspetti tutti questi sforzi sono stati coronati da successo. Sì, si sono combattute guerre terribili ed enormi atrocità sono state perpetrate. Ma una terza guerra mondiale non c'è stata. La Guerra fredda si è conclusa con una folla di persone raggianti che hanno abbattuto un muro. I commerci hanno contribuito moltissimo a tessere rapporti tra buona parte della popolazione mondiale. Miliardi di persone sono riuscite a uscire dalla povertà. Gli ideali di libertà, autodeterminazione, eguaglianza e legalità hanno fatto progressi e indotto a compiere enormi balzi in avanti. Noi siamo gli eredi della lungimiranza e della tenacia delle generazioni passate, e questo è un lascito di cui il mio stesso Paese va giustamente orgoglioso.
Oggi, a dieci anni di distanza dall'inizio di un nuovo secolo, queste vecchie strutture vacillano sotto il peso di nuove minacce. Probabilmente oggi il mondo non rabbrividisce più alla prospettiva di una guerra tra due superpotenze nucleari, ma la proliferazione aumenta i rischi di una catastrofe di proporzioni globali. Il terrorismo è una tattica in uso da tempo, ma la tecnologia moderna consente a pochi uomini in preda a una collera smisurata di massacrare innocenti in numero spaventoso.
Oltretutto, le guerre tra nazioni hanno sempre più spesso ceduto il passo a conflitti interni alle nazioni: il riapparire di conflitti etnici o di natura settaria, l'esponenziale aumento dei movimenti secessionisti, di guerriglie e stati falliti hanno vieppiù attanagliato le popolazioni civili in un caos senza fine. Nelle guerre odierne, si uccidono ormai molti più civili che soldati e così facendo si piantano i semi dei conflitti futuri, le economie si sgretolano, le società civili sono lacerate nel profondo, i profughi e gli sfollati aumentano a dismisura, i bambini sono segnati per sempre”.
 
Barack Obama




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25 settembre 2009

CLIMA, IL GOVERNO RACCOLGA LA SPINTA DELLE REGIONI

A meno di cento giorni dall’inizio della conferenza di Copenhagen sul clima si accelerano i preparativi per questa scadenza decisiva per il futuro del pianeta. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, al vertice in corso al Palazzo di Vetro al quale partecipano capi di Stato dei 90 paesi delle Nazioni Unite e le rappresentanze di tutti i 192 membri, ha rimproverato la comunità internazionale per la “lentezza glaciale” dei negoziati sul nuovo trattato internazionale.

Tuttavia, dal 1997, anno in cui è stato firmato il Protocollo di Kyoto, è sicuramente aumentata la consapevolezza della gravità del riscaldamento globale. Le elezioni negli Usa hanno portato al governo leader impegnati sul fronte climatico. E se nel frattempo la temperatura media del pianeta ha fatto registrare i valori più alti, è cambiato, positivamente, il clima politico.

Gli Stati Uniti hanno “fatto più negli ultimi otto mesi per promuovere l'energia pulita e ridurre l'inquinamento da anidride carbonica che in qualsiasi altro periodo della nostra storia”, ha detto Barak Obama, sottolineando il cambio di passo in materia di lotta al riscaldamento del pianeta fatto dalla sua amministrazione rispetto a quella del suo predecessore George W. Bush. Ed anche le elezioni in Australia e in Giappone hanno portato al governo leader impegnati sul fronte climatico, mentre addirittura la Cina, che ha sempre dichiarato l'indisponibilità a ridurre le emissioni, adesso percepisce che i cambiamenti climatici potranno causare gravi perdite all’economia del Paese, e così le sue industrie si preparano a svolgere un ruolo di primo piano nella green economy, in particolare nei comparti del solare fotovoltaico e dell’eolico.

Che la sfida della sostenibilità sia un grande terreno di innovazione e competizione economica lo hanno compreso da tempo paesi come Germania e Inghilterra, ed anche la Francia spinge per adeguarsi al più presto ai cambiamenti climatici, sapendo che chi arriva per primo avrà anche importanti vantaggi economici. E l'Italia? Il nostro Paese paga un pesante ritardo nell'applicazione degli obiettivi fissati a Kyoto e sta accumulando un debito di 3,6 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all'obiettivo previsto dal Protocollo. E', la nostra, una nazione rimasta sulla scia delle politiche di Bush che, anziché dotarsi di strategie energetiche sostenibili, rinnovando le reti che attualmente non sono in grado di assorbire la rapida crescita di nuova energia rinnovabile in corso e dando stabilità e sicurezza al giovane mercato delle energie rinnovabili, punta oggi sul nucleare, non quello di terza e quarta generazione, bensì su tecnologie ormai superate, che non danno nessuna garanzia e nessuna affidabilità. E lo fa addirittura forzando i principi costituzionali, andando contro la volontà delle comunità e delle Regioni, che si sono dichiarate fermamente contrarie al ritorno al nucleare del nostro Paese, che ancora si trova a fare i conti con la pesante eredità del passato e con la difficoltà di smaltire le scorie nucleari e i rifiuti radioattivi. La Basilicata, insieme a Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Calabria, si appresta a impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale alcuni articoli della legge 99/2009 (“Legge Sviluppo”), che dà la possibilità al Governo di decidere da solo dove collocare nuovi impianti nucleari, nonché di consentire l'estrazione di idrocarburi con un procedimento unico in capo all'Amministrazione dello Stato, esautorando le Regioni delle loro prerogative per quanto riguarda la produzione di energia e il governo del territorio. E sempre le Regioni sono in prima linea affinché venga fatta chiarezza sulle “navi dei veleni” affondante nel Mediterraneo, si tratta di una questione di primario interesse nazionale e per questo deve occuparsene subito la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La nostra regione, ormai da tempo, ha intrapreso la strada dello sviluppo sostenibile ed anche il Piano energetico e ambientale, presentato nei giorni scorsi, raccoglie la sfida della ‘rivoluzione verde’, per ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica, i consumi e migliorare l’efficienza energetica impiegando più del 20% di fonti rinnovabili sul consumo energetico complessivo. Traguardi che dovranno essere raggiunti entro il 2020 e che sono in sintonia con tutte le scelte programmatiche che la Regione ha adottato in materia di difesa dell’ambiente e di sostenibilità. La Basilicata, insomma, sta costruendo il percorso di una industrializzazione sostenibile per il territorio, pianificando in tal senso lo sviluppo nei settori della ricerca e della mobilità, oltre che dell'energia.

E' ora che il Governo, partendo dall'impulso che viene dalle Regioni e dalla spinta politica internazionale, intraprenda con coraggio una via profondamente nuova, destinata ad indirizzare positivamente la vita e il percorso del nostro Paese e dell’Europa. E' ora di lanciare un messaggio nuovo, che possa pervadere tutti, a cominciare da chi ha seguito con passione l'affermarsi di una visione del mondo fondata sulla solidarietà, sullo sviluppo sostenibile, sull’uguaglianza. Idee che stanno conquistando il cuore e la testa dei cittadini del mondo.


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8 settembre 2009

IL PAESAGGIO LUCANO, UN’OPERA COLLETTIVA

Da ieri e fino a sabato prossimo, la Scuola di Maratea per la gestione e progettazione del paesaggio, con il sostegno del Dipartimento Ambiente della Regione, organizza un’iniziativa nel corso della quale esperti di fama nazionale discuteranno del paesaggio fra recupero e innovazione.

Un appuntamento che si rinnova per il secondo anno - grazie all’Istituto italiano per gli studi filosofici - che conferma, ancora una volta, come vada maturando la consapevolezza che, anche e forse soprattutto in Basilicata, il paesaggio non ha soltanto un valore ambientale e naturalistico, ma è fondamento essenziale del patrimonio culturale regionale. Un intreccio tra storia e natura che crea, qui più che altrove, quel tessuto unitario nel quale le singole e preziose testimonianze di millenni di arte e di civiltà (monumenti, chiese, palazzi, musei, aree archeologiche,…) si integrano in maniera organica nel mosaico del paesaggio, un’insieme che costituisce la ricchezza straordinaria della nostra regione.

All’interno di questo contesto, la Basilicata si è posta l’obiettivo di attuare strategie di salvaguardia e valorizzazione del paesaggio basate sulla sostenibilità delle trasformazioni.

Non è solo il singolo bene che va difeso, ma l’insieme che lo ospita e lo esalta: il territorio in quanto “ambiente” e, soprattutto, in quanto frutto di un’interazione millenaria tra uomo e natura, che nella nostra regione ha prodotto un tableau di inestimabile bellezza. In questi luoghi si può leggere la storia di mille generazioni, il genio di artisti, l’inventiva di artigiani, la costanza di contadini, il desiderio di comunità, anche piccole, di testimoniare fede religiosa e cultura, tutti partecipando ad un’opera che ha richiesto secoli per essere portata a termine. Tutto questo va tutelato e valorizzato.

Con l’elaborazione del Piano paesaggistico regionale, al quale il Dipartimento Ambiente sta lavorando con ambiziosa tensione innovativa, la questione del paesaggio si ripropone oggi come aspetto essenziale di una politica di tutela culturale e ambientale, ma anche di sviluppo

sociale ed economico, che assume un rilievo di grande attualità: non solo un grande patrimonio d’arte e bellezza non ancora conosciuto come meriterebbe; ma soprattutto, una risorsa da valorizzare per rilanciare il turismo e l’economia. Nel Piano, che ha valenza strutturale e indica le prospettive di trasformabilità del territorio, si delinea lo sviluppo integrato del territorio lucano: paesaggio, economia, cultura.

In questa prospettiva, il paesaggio è una risorsa importante, non solo estetica, ecologica, culturale, bensì economica per favorire la formazione di nuova occupazione e buona qualità della vita, un laboratorio d’avanguardia dove sperimentare buone pratiche e modelli davvero sostenibili.

L’obiettivo, dunque, è quello di rafforzare quel circuito basato sulle eccellenze, le risorse e i talenti lucani: il paesaggio, l’arte, l’enogastronomia, l’artigianato. Le proposte del Piano non costituiscono episodi isolati, ma vogliono essere i tasselli di una politica generale di salvaguardia e rilancio delle nostre peculiarità vincenti e della creazione di un sistema-Basilicata orgoglioso e cosciente dei propri punti di forza.

Anche per queste ragioni, il Piano sarà accompagnato da una serie di momenti di riflessione, come quello di Maratea, affinchè il grande patrimonio della Basilicata possa rappresentare, sempre più, una risorsa per il futuro di chi di questa regione è figlio, per la sua vita, la sua memoria, la sua identità e per il suo domani.

4 settembre 2009

PETROLIO, LA REGIONE FERMA LE TRIVELLE NELLO JONIO

La Regione Basilicata ha respinto, nella maniera più netta, la possibilità che nel tratto lucano del mar Jonio possano essere perforati pozzi per la ricerca di idrocarburi: un'attività di questo genere, a prescindere dalle valutazioni di carattere tecnico, sarebbe del tutto incompatibile con la qualità dei luoghi e con la fruizione di una zona in continuo sviluppo turistico. Ieri, infatti, nel corso di un incontro che si è svolto a Roma, il Ministero dell'Ambiente ha accolto le osservazioni della Regione ed ha preannunciato parere negativo al programma di ricerca denominato “d148 DR-CS” presentato dalla società Apennine Energy.
Ci sono motivazioni di carattere tecnico che non possono essere ignorate, che riguardano la distanza dalla costa della zona indicata per svolgere le attività di ricerca, nonché i problemi relativi al fenomeno dell'erosione e all'arretramento della linea di costa. E' impensabile, in ogni caso, prevedere attività di perforazione in un'area caratterizzata dalla presenza di insediamenti, infrastrutture e attività di preminente interesse per lo sviluppo turistico. Di fronte a rischi concreti, la Regione sosterrà ogni sforzo per continuare a difendere e preservare un patrimonio fondamentali per lo sviluppo della Basilicata.

3 settembre 2009

UN PIANO CASA CHE TIENE ALLA PORTA FURBI E SPECULATORI

La Basilicata è nel novero delle Regioni italiane che, tenendo fede agli impegni assunti, sono riuscite ad approvare entro l’estate il cosiddetto Piano casa. Michele Morelli, dell’associazione Mutamenti a Mezzogiorno, ha espresso alcune considerazioni critiche rispetto a questa legge. E’ nota la sua attenzione costante alle questioni che riguardano l’urbanistica e il paesaggio; attenzione senz’altro meritevole di rispetto, ma che tuttavia non coglie l’esatto contenuto della legge e sconfina in critiche tanto ingenerose quanto infondate.

Il Piano annunciato dal Governo lo scorso mese di marzo aveva tutte le caratteristiche di una pericolosa e incontrollabile deregulation edilizia. La maggior parte delle Regioni italiane, e tra queste la Basilicata, evidenziarono da subito i rischi di danni irreversibili all’ambiente e al paesaggio che quel Piano avrebbe potuto produrre, oltre a difendere le loro prerogative in materia di legislazione urbanistica.

Il confronto autentico e serrato (altro che finzione!) che c’è stato fra le Regioni e il Governo ha consentito di modificare profondamente il disegno di legge originario, anche se non tutte le richieste sono state accolte, come ad esempio la proposta di destinare a programmi di edilizia il maggior gettito di Iva derivante dagli interventi che si realizzano in virtù delle nuove previsioni dell’accordo.

La legge approvata dalla Basilicata è frutto di un percorso complesso, che ha visto impegnate anche associazioni ambientaliste, ordini professionali, sindacati e associazioni di categoria degli edili, ed è risultato di una non semplice mediazione in Consiglio regionale.

Una lettura attenta e puntuale della legge smonta tutte le critiche di Morelli ed è sufficiente, da sola, a respingere l’accusa di soddisfare “il peggio delle istanze speculative”. Rispetto ai programmi integrati, l’articolo 4 della legge regionale risponde alla finalità di promuovere l’edilizia residenziale sociale (residenza in locazione permanente o temporanea) privilegiando la riqualificazione urbana. Si tratta di una anticipazione di una delle cinque linee di intervento contenuta nel decreto del Presidente del Consiglio del 16 luglio scorso, motivata con l’esigenza di ridurre i tempi per la predisposizione di programmi, bandi e intese con i Comuni in attuazione dello stesso decreto. In ogni caso, la Regione selezionerà gli interventi proposti, sia da parte di enti pubblici quanto da parte dei privati, attraverso un bando pubblico e la successiva valutazione da parte di una commissione di esperti.

L’articolo 5 della legge regionale, che risponde alla finalità espressa dall’articolo 1 di “ridurre il consumo dei suoli attraverso il riuso del patrimonio edilizio esistente”, prevede anche la realizzazione di nuove unità immobiliari (alloggi sociali, per persone handicappate, ecc.) che, in base alla normativa nazionale, devono essere certificate dal punto di vista energetico e sismico. Se Morelli ne avesse avuto contezza probabilmente non avrebbe evocato nessun “colpo di mano”.

Quanto al contributo di costruzione, che secondo Mutamenti a Mezzogiorno non sarebbe dovuto, va sottolineato che esso è previsto per tutte le tipologie di interventi consentiti dalla legge (ampliamenti, demolizione e ricostruzione, riuso del patrimonio edilizio esistente); per definizione dell’articolo 16 del DPR 380/2001, è commisurato, oltre al costo di costruzione, all’incidenza degli oneri di urbanizzazione (primaria e secondaria). Un altro motivo in meno per gridare allo scandalo.

In ogni caso, i Comuni potranno ampliare o restringere le previsioni della legge, così da poter decidere sul destino del proprio territorio.

La lettura della legge, insolitamente superficiale per una persona attenta quale è Morelli, avrebbe evitato di offrire una rappresentazione degradante di un provvedimento che, al contrario, incide in maniera positiva sulla riqualificazione del patrimonio edilizio, limitando l’impatto ambientale e garantendo un’elevata qualità della vita. Il via libera agli aumenti, infatti, sarà concesso solo a fronte di un alleggerimento del carico ambientale, ed esclude le opere abusive; gli interventi non potranno essere realizzati nei centri storici e nelle aree sotto tutela. In definitiva, la Regione ha fatto in modo di coniugare la sfida ambientale ed il rilancio dell’economia, impedendo che venissero prodotti guasti al territorio.

Ad evitare l’assalto degli speculatori non sempre bastano spirito ed intenti genuini; occorre, invece, che siano accompagnati da una riflessione approfondita, ponderando previsioni, contenuti ed effetti delle norme. Solo così i furbi resteranno alla porta.


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24 agosto 2009

DA GIOVEDI' IN RADIO CON "PASSAPAROLA"

Da giovedì prossimo sarò in radio, dalle 10,30 alle 11,30 per  un programma informale per raccontare storie e parlare di personaggi interessanti, leggere messaggi, commentare i fatti del giorno e ascoltare brani musicali scelti dalla mia collezione personale rievocando i ricordi legati a quelle canzoni. Vi aspetto

NOME TRASMISSIONE: Passaparola

DATA DI INIZIO: giovedì 27 agosto

DURATA: 1 ORA (dalle 10,30 alle 11,30)

RADIO RADIOSA

DESCRIZIONE:
Un programma informale per raccontare storie e personaggi interessanti, leggere i messaggi ricevuti, …, con il commento del fatto del giorno e con brani musicali scelti dalla collezione personale di Enzo Santochirico per rievocare i ricordi legati a quelle canzoni.
Il programma, della durata di un’ora, andrà in onda una volta a settimana (giovedì mattina), dalle ore 10,30 alle ore 11,30 su Radio Radiosa.

CONDUTTORE:
Eustachio Follia; ospite fisso Enzo Santochirico

SCALETTA:
- commento del fatto del giorno
- brano musicale dalla collezione personale
- commento del fatto del giorno
- racconto di storie e personaggi (incontrati, conosciuti, letti)
- brano musicale dalla collezione personale
- rubrica Cartoline dall’Europa
- agenda
- brano musicale dalla collezione personale

ADERISCI AL GRUPPO SUfb

5 agosto 2009

NUCLEARE E PETROLIO, LETTERA AL MINISTRO PRESTIGIACOMO

 

Gentile Ministro,

nei giorni scorsi il Governo ha approvato il cosiddetto “decreto anti-crisi”, che introduce, tra l’altro, norme in materia di interventi urgenti per la realizzazione di centrali di produzione di energia e per le reti di distribuzione. Il provvedimento, come è noto, esautorava, di fatto, il ruolo del Ministero dell’Ambiente, nonché quello delle Regioni e degli Enti locali nel delicato iter autorizzativo.

Lei ha rivendicato, con determinazione e con tenacia, le prerogative del Suo Ministero, ottenendo l’approvazione da parte del Governo di un successivo decreto che ripristina le competenze del Ministero.

Tuttavia, non è la prima volta che provvedimenti legislativi introducono novità tali da sopprimere, di fatto, le prerogative in materia ambientale. E’ accaduto con l’approvazione della legge sullo Sviluppo e internazionalizzazione delle imprese, che, oltre a fissare i criteri per la localizzazione e costruzione di centrali nucleari e di stoccaggio e deposito delle scorie, cambia radicalmente la normativa in materia di estrazione di idrocarburi. Le Regioni vengono esautorate delle loro competenze e vengono meno, altresì, le garanzie per la salvaguardia dell’ambiente e del territorio: adesso i permessi di ricerca e le concessioni per l’estrazione di idrocarburi possono essere

rilasciati senza l’Intesa Stato-Regione, bensì con un procedimento unico in capo all’Amministrazione dello Stato, mentre la Valutazione di impatto ambientale - richiesta soltanto per le attività di perforazione - è ora affidata all’Unmig, ufficio periferico del Ministero dello

Sviluppo economico, non soltanto sottraendo la competenza alle Regioni, ma anche negandola al Suo Ministero.

Queste norme sono, evidentemente, inaccettabili. Occorre, al contrario, prevedere il coinvolgimento pieno e sostanziale delle Regioni, riaffermando il principio di autoderminazione dei territori e delle comunità, per cui le Regioni devono poter esprimere pareri vincolanti sotto il profilo della Valutazione di impatto ambientale.

Ci attendiamo da Lei un gesto di coerenza. Come ha difeso le prerogative in materia ambientale a favore del Suo Dicastero, lo faccia anche a favore e a sostegno di quelle delle Regioni. Solo chi si occupa e preoccupa istituzionalmente di ambiente, a livello statale come a livello regionale, può difenderne e tutelarne le ragioni.

Del pari, riteniamo che in materia di impianti e siti nucleari, le Regioni debbano poter esprimere il loro pare vincolante sia in sede di Via che in sede di Intesa. Lo diciamo per difendere principi costituzionali, perché sul piano politico eravamo e siamo contrari all’opzione nucleare.

La Basilicata si è già espressa, con la massima fermezza, contro la possibilità di ospitare un sito nucleare. E non soltanto per ragioni di carattere generale – tutela della salute, sicurezza, assorbimento di risorse - ma anche perché la nostra regione contribuisce già in maniera determinante al bilancio nazionale, assicurando circa il 90% della produzione di petrolio su terraferma ed oltre il 76% dell’intera produzione italiana.

E’ auspicabile, pertanto, un Suo altrettanto determinato e tenace intervento nei confronti del Governo, affinché siano introdotti correttivi sostanziali alla legge “Sviluppo e internazionalizzazione delle imprese”, che, ripristinino il ruolo e le competenze delle Regioni, consentendo di salvaguardare concretamente l’ambiente, i territori e le comunità.

Nel ringraziarLa per l’attenzione e certo di un Suo intervento, Le porgo i più cordiali saluti.

                                           Avv. Vincenzo Santochirico
                           Vice Presidente Giunta regionale della Basilicata
                                                                                                   

30 luglio 2009

IN BASILICATA L’AMBIENTE SI CONIUGA CON SALUTE E SVILUPPO

Negli ultimi giorni due differenti ricerche – quella dell’Istituto Piepoli per conto del quotidiano Il Riformista e Osservasalute Ambiente dell’Università Cattolica di Roma – pur condotte con metodologie e finalità differenti, concordano nell’affermare che in Basilicata esistono elevata attenzione per l’ambiente e politiche pubbliche di salvaguardia ritenute soddisfacenti. Infatti, stando all’indagine del Riformista, solo il 6% della popolazione lucana ritiene che nella nostra regione quello dell’inquinamento sia uno dei problemi principali. Se quella del quotidiano di Antonio Polito è un’inchiesta svolta sullo sfondo delle previsioni per le prossime elezioni regionali, il rapporto Osservasalute Ambiente è, invece, un’analisi dettagliata dello stato dell’ambiente e dei suoi riflessi sulla salute della popolazione italiana. L’esito è perentorio: sulla base dell’analisi delle principali matrici ambientali – aria, acqua, rifiuti, rumore e radiazioni – la Basilicata è la regione italiana che fa registrare le migliori performance. Anche perché, qui i controlli effettuati vanno ben oltre gli obblighi normativi. Occorre rilevare, inoltre, che i dati raccolti si fermano al 2006, mentre negli ultimi anni molto è stato fatto proprio in tema di salvaguardia degli ecosistemi e della salute dei cittadini.

L’attività del Dipartimento Ambiente della Regione, infatti, si svolge all’insegna del trinomio ambiente, salute, sviluppo. Tre parole d’ordine che accompagnano le scelte strategiche: è stato così, ad esempio, per le politiche in tema di parchi e forestazione, per quelle in materia di energia (la Giunta regionale, non a caso, ha approvato un Piano che è energetico e, insieme, ambientale), per quanto concerne l’urbanistica ed il paesaggio, per la riorganizzazione del sistema di gestione dei rifiuti, eccetera. A fronte di tutto ciò, non mancano rappresentazioni ben differenti di quella che è la questione ambientale in Basilicata: a volte dovute ad insufficienze e criticità reali (che bisogna riconoscere affinché sia possibile porvi rimedio), più spesso riconducibili a localismi, allarmismi e “nimbysmi” portati avanti da singoli o gruppi non sempre disinteressati, come dimostrano anche consultazioni elettorali recenti e meno recenti. Il dato è che queste rappresentazioni, quando non sono basate su riscontri reali, nonostante l’ospitalità e l’ampio risalto che trovano sulle pagine dei giornali, vengono percepite per quelle che sono realmente: rappresentazioni, appunto. La quasi totalità dei lucani, magari in maniera silenziosa, affida il suo giudizio al riscontro diretto di un territorio in cui – ferme restando particolari situazioni di criticità - non deve uscire di casa con la mascherina perché l’aria è irrespirabile né ci sono cumuli di immondizia in ogni angolo della regione. Un giudizio confermato dai sondaggi, dalle indagini e dalle urne.

Il disegno istituzionale sino ad ora perseguito è stato corroborato dal principio per cui dallo stato di salute dell’ambiente dipende anche il benessere delle persone. Così, la Regione, insieme ad altri organismi e strutture presenti sul territorio, ha sviluppato un’ampia rete di monitoraggio dell’intera Basilicata e che è in via di ulteriore perfezionamento e ampliamento. E’ il caso di citare il progetto di gestione delle acque nei suoi vari aspetti: idoneità alla vita dei pesci, produzione di acqua potabile, rischi da inquinamento riconducibile alle attività agricole e zootecniche, balneabilità. Ed è proprio sulla base di questo attento monitoraggio che oggi è possibile affermare che i mari lucani non sono contaminati e che il 100% delle acque costiere sono balneabili.

In tema di rifiuti, invece, bisogna riconoscere i ritardi nel passaggio dalla gestione tradizionale (raccolta e conferimento indifferenziati) al ciclo integrato (raccolta differenziata, recupero e riciclaggio, trattamento). Ma i passi avanti compiuti sono significativi, essenziali per aprire una fase nuova: il Consiglio regionale ha approvato una legge che rivoluziona il sistema, con l’unificazione degli Ambiti territoriali ed una organizzazione che risponde all’obiettivo di fare del ciclo di gestione dei rifiuti un’occasione di modernizzazione compatibile e competitiva per la regione, all’insegna dell’innovazione, della tutela dell’ambiente e della salute.

I dati, già oggi, confermano che molto è stato fatto per il controllo della qualità dell’aria, ma le attività in corso intendono andare oltre, perseguendo un modello di eccellenza con l’avvio del Centro di monitoraggio ambientale della Basilicata, costituito dal Centro polifunzionale di monitoraggio e prevenzione dei rischi naturali e di inquinamento, e dal Sistema di monitoraggio ambientale della Val d’Agri.

Inoltre, è in via di realizzazione un progetto per la costituzione di una rete unitaria regionale dei dati in materia ambientale, che restituisca un quadro coerente e complessivo delle attività svolte in tema di monitoraggio.

Grazie alla rete unitaria sarà possibile utilizzare i dati rilevati in diversi settori e per varie attività, anche per consentire una più larga fruizione di soggetti pubblici e privati. Inoltre sarà possibile realizzare una strategia che si interfaccia con altre iniziative, evitando sprechi e duplicazioni e svolgendo un ruolo di razionalizzazione e coordinamento.

In tema di salvaguardia ambientale e tutela della salute dei cittadini, dunque, la Regione intende mantenere alta la guardia, incrementando i controlli dei fattori di rischio, prevedendo misure di tutela, ma anche attraverso attività di informazione, divulgazione e trasparenza, capaci di promuovere cultura e comportamenti coerenti con i principi e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

28 luglio 2009

FC MATERA, LETTERA A MACALLI E ABETE

Per sollecitare il ripescaggio dell'FC Matera al campionato di Seconda Divisione questa mattina ho scritto al presidente della Lega Pro, Macalli, e a quello della Figc, Abete. Di seguito il testo della lettera.

Presidente Macalli, Presidente Abete,
ho inteso scrivere la presente missiva per chiedere di considerare la possibilità di iscrivere la società FC Matera al campionato 2009-2010 di Seconda Divisione, in relazione alla sua straordinaria storia e alle condizioni che, nel loro complesso, fanno di Matera e della sua quadra di calcio una realtà meritevole di rientrare nel calcio professionistico.
Sono note, in Italia e nel mondo, le caratteristiche e le qualità di un capoluogo che si distingue per la capacità di accogliere, di considerare ogni visitatore - turista, sportivo o tifoso - un ospite gradito. Al blasone della città patrimonio mondiale dell’Unesco si accompagna il palmares delle discipline sportive, e del calcio in particolare, con i suoi trascorsi in serie B e nelle serie C.
Negli ultimi anni, una struttura societaria solida e moderna, capace di animare lo spirito e la passione sportiva, ha portato migliaia di materani – ragazzi, ragazze ed intere famiglie – a frequentare lo stadio XX Settembre – capiente e sicuro – allo stesso modo in cui ci si reca ad un grande spettacolo artistico, un evento di condivisione e partecipazione. Il calcio, per i materani, rappresenta una passione collettiva esaltante, coltivata in maniera civile e matura.
Sono certo che possiate condividere queste ragioni – oggettive e riscontrabili – affinché Matera e la sua principale realtà calcistica, possa essere ammessa a disputare il Campionato di Seconda Divisione.
Nel ringraziarVi per l’attenzione, Vi porgo i più cordiali saluti.


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permalink | inviato da blogenzo il 28/7/2009 alle 15:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 giugno 2009

BASILICATA PER BERSANI SEGRETARIO DEL PD

Pierluigi Bersani è una persona concreta, lucida, operativa, sicura, capace di dare sicurezza ai militanti.

E' uno che si è occupato dei problemi reali dei cittadini, uno che si rivolge costantemente alle basi territoriali come forza vera e capace di dare senso al PD.

Come dimenticare la lotta contro le banche per la portabilità del mutuo che, alla luce di quanto poi è successo, con la crisi finanziaria, dimostra la sua lungimiranza? Il PD che ha in mente Bersani è un partito che sa mettere in campo una grande capacità di innovazione e modernizzazione, ma continuando a pronunciare parole antiche: sinistra, popolarismo, cattolicesimo democratico, laicità, solidarietà, riforme.

Il riformismo, infatti, non è solo davanti a noi. È anche alle nostre spalle. Sono 150 anni di storia e di emancipazione, durante la quale tutte le culture che oggi stanno nel Pd hanno saputo migliorare la società prendendo le difese dei subalterni, degli ultimi.

Con il congresso di ottobre il PD ha la possibilità di costruire un partito vero, che si dia più solidi fondamenti, basi ideali, forma e proposta politica.

Noi voteremo per Pierluigi Bersani come nuovo segretario del PD, e tu?

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settembre